LIBRO DEL MESE GIUGNO 2026 – Affari di famiglia (Francesco Muzzopappa)

Algida, sarcastica e decisamente snob, la contessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, discendente diretta dell’ultimo grande casato torinese, potrebbe trascorrere le sue giornate addentando deliziose frolle fresche di pasticceria e sorseggiando coppe di champagne millesimato. Si ritrova invece a mangiare Gocciole e pessimo gelato del discount per colpa di una crisi economica che ha colpito persino la sua famiglia, costringendola a vendere proprietà, pignorare mobili e decimare il personale della sua villa. A servizio, ormai, è rimasto solo Orlando, maggiordomo con una forte passione per le poesie di William Blake, devoto e sempre presente.

Nel momento in cui un’intera generazione di trentenni lotta contro la gerontocrazia al potere, Emanuele, il figlio della contessa, tanto bello quanto cretino, concorre a prosciugare il misero conto in banca ereditato, correndo dietro a una ballerina di fila, tale Ludmilla Coprova, e regalandole in più il preziosissimo Koh-i- Noor di famiglia.

Prossima ormai alla bancarotta, Maria Vittoria decide allora di salvare il patrimonio rimasto e la villa ancora in suo possesso. Per riuscirci è disposta a tutto, persino a organizzare un sequestro di persona. Il suo.

Dopo il successo di Una posizione scomoda, Francesco Muzzopappa torna con un libro esilarante dallo humour tipicamente inglese, omaggio ad autori, fra gli altri, come Alan Bennett e Tom Sharpe.

Con la figura dell’anziana contessa protagonista, Muzzopappa si conferma così narratore di razza, capace di dar voce a personaggi e stili diversissimi, per una storia dal ritmo sincopato con colpi di scena continui.

«Affari di famiglia è una piccola tempesta di saette divertenti, battute gustose, scene da umorismo inglese che raramente punteggiano la nostra letteratura. Nel taglio algido e corrosivo dell’ambientazione c’è molto P.G. Wodehouse, mentre l’umorismo colto e raffinato ricorda Evelyn Waugh. Di certo, qui si ride molto».

Roberta Scorranese, «Corriere della Sera»

«Un concentrato di comicità nella più pura tradizione inglese, tra Wodehouse e Sharpe».

«Libero»

«Dialoghi surreali con notevole verve comica».

«Gioia»

«Ci sono delle note di humour inglese in questa commedia satirica che inizia come un vaudeville, in particolare per come prende le parti delle donne».

«Libération»

Condividi questo post